mercoledì 26 gennaio 2022

Bruce Springsteen, "Born To Run"


"...Oltre il Palace motori a metà giri rombano lungo il boulevard

Le ragazze si aggiustano i capelli nei retrovisori

E i ragazzi provano gli sguardi da duro

Il parco dei divertimenti spicca alto e solenne

I ragazzi si rannicchiano sulla spiaggia nella foschia

Voglio morire con te sulla strada stanotte

In un bacio senza fine

Le autostrade sono piene di eroi distrutti

Alla guida della loro ultima possibilità

Sono tutti in fuga, stanotte

Ma non è rimasto più nessun posto dove nascondersi

Insieme Wendy possiamo sopportare la tristezza

Ti amerò con tutta la pazzia della mia anima.

Un giorno ragazza, non so quando, arriveremo in quel posto

Dove davvero vogliamo andare e cammineremo al sole

Ma fino ad allora i vagabondi come noi sono nati per fuggire!"

 

(Bruce Springsteen, "Born To Run")

 

https://www.youtube.com/watch?v=f3t9SfrfDZM

lunedì 24 gennaio 2022

Maldicenze, malelingue e tutto il resto. Di Vincenzo Maria D'Ascanio


 Sulla mia home compaiono post da incubo, dove ragazze/i si lamentano delle popolari "malelingue", come se si fossero svegliate accanto ad un mostro a sei teste. Commenti sprezzanti verso ipotetici nemici, spesso appartenenti a menti un tantino vanitose. Talvolta sono ragazze/i di vari paesini o veri e propri cittadini, in passato insofferenti ad assumere atteggiamenti fuori dalle convenzioni, come vestirsi in modo originale, scrivere articoli o versi infuocati, assumere atteggiamenti apertamente libertini, ecc... Persone che ho sempre visto barricate negli angoli dei bar, talvolta a parlare, o sparlare, tanto che mi si son posto la domanda: "Ma chi siete?" Del resto, queste sfuriate arrivano da ogni dove, quindi le loro lamentele non so quanto siano, o meno, frutto di latenti patologie mentali non riconosciute dal servizio sanitario nazionale.

 

Detto questo, è giusto che ognuno difenda il proprio decoro, ma vada a risolvere la questione, nel modo più pacifico, direttamente con gli interessati. Che serve dunque lamentarsi? Sperate forse d'intimorire qualcuno, scrivendo messaggi cifrati che presto spariranno, come qualsiasi frase scritta sulla sabbia di una spiaggia dimenticata? Ma pensateci... se davvero sono malelingue, vi staranno accordando un preziosissimo regalo. Si stanno apertamente escludendo dalla vostra vita, e quale fortuna più grande che levare la frutta marcia dal vostro canestro?

 

Voi mi direte: "Si, ma in questo modo gli altri, gli amici del paese o del quartiere si faranno una brutta idea di me!" Ed io allora vi rispondo con la stessa fermezza di un controllore del CTM, mentre multa il più tormentato degli studenti universitari: "Forse i vostri veri amici, non vi conoscono da sapere chi siete? E forse chi non vi conosce, e che prenderà per oro colato ciò che gli si dice, non sarà meglio mai conoscerlo? Chi avrà un giudizio sulle altre persone basato sulle maldicenze, non potrà essere paragonato a un qualsiasi cinghiale dei nostri boschi?" Chi si farà un giudizio sulle altrui persone, basandosi sulle maldicenze di dubbi commensali, a mio giudizio dimostrerà di avere la stessa intelligenza di un mozzo di cambusa lobotomizzato.

 

Vi stanno donando un inatteso favore, vi stanno aiutando a liberarvi dei rapporti umani inutili, e dai possibili rapporti sentimentali con persone prive di cuore e intelletto. Se poi, queste persone vi causano un danno economico, trascinatele in tribunale, e citatele per danni materiali, morali ed esistenziali, naturalmente accertandovi che la persona che vi riferisce certe dicerie, sia poi pronta a ripeterle dinanzi allo sguardo inquisitore del Giudice... Se alla vostra richiesta egli si rifiuterà, preparatevi a tenerla sotto controllo: talvolta sono soggetti che innaffiano l'insana pianta della zizzania! Non date mai per oro colato quello che vi si dice, senza averlo prima accertato di persona. Non ci vuole molto, spesso è sufficiente guardare il prossimo negli occhi. Se hanno la coscienza sporca, abbasseranno lo sguardo come Giuda dinanzi agli occhi di Gesù, dopo il famoso e dannato bacio.

 

Un'ultima cosa. Boston George diceva: "Fino a quando ti preoccuperai del giudizio degli altri, apparterrai sempre più a loro e sempre meno a te stesso..." Dunque, cosa intendete fare, intendete regalare la vostra unica vita agli zotici che vi circondano? La vostra speciale, inimitabile, preziosa esistenza? Oppure volete essere liberi, dire e comportarvi come preferite, spezzando schiavitù e mentali catene?  Non omologatevi, uscite dal recinto delle paure, fate scivolare il rancore, vivete liberamente, e non come marionette. Meglio essere soli che mal accompagnati, che se sbaglierete, se non altro, saprete a chi dare la colpa... poi, e con questo chiudo, citando Alda Merini: "la miglior vendetta? La felicità. Non c'è niente che faccia più impazzire la gente che vederti felice." Ah, niente di più vero! Naturalmente Alda si riferiva a chi non vi vuol bene, perché chi vi ama, non potrà che godere nel vedere, nei vostri occhi, la felicità splendere nei vostri cuori! Questo che mi son permesso di dirvi sperimentatelo personalmente, perché anche il sottoscritto ha spesso predicato bene ritrovandosi poi a razzolare male! E con questo credo di aver detto tutto sull’argomento...

 

Vincenzo Maria D’Ascanio.

                   

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mercoledì 19 gennaio 2022

19 Gennaio 1940. Nasce paolo Borsellino, un Eroe Civile.


 “Se la gioventù le negherà il consenso, anche l'onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo.” Paolo Emanuele Borsellino (Palermo, 19 gennaio 1940 – Palermo, 19 luglio 1992)

(19 gennaio 1940) Nasce a Palermo Paolo Borsellino, la stessa città in cui sarà ucciso il 19 luglio 1992 in seguito a un attentato della mafia in via d'Amelio, dove abitava la madre. Con lui moriranno anche i cinque agenti della scorta: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

 

Borsellino nasce nell'antico quartiere di origine araba della Kalsa. Entrambi i genitori lavorano nella farmacia di famiglia. Dopo aver frequentato il Liceo classico "Meli" s’iscrive alla facoltà di Giurisprudenza di Palermo: all'età di 22 anni consegue la laurea col massimo dei voti. Durante il periodo universitario il giovane Paolo trova anche il tempo per la politica, e sarà eletto come rappresentante studentesco nella lista del Fuan Fanalino, movimento di destra che fu sciolto nel 1996 perché d’ideologia neofascista. Pochi giorni dopo la laurea muore il padre, caricandosi così sulle sue spalle la responsabilità di provvedere alla famiglia. S’impegna con l'ordine dei farmacisti a tenere aperta l'attività del padre fino al conseguimento della laurea in farmacia della sorella.

 

Tra piccoli lavoretti e le ripetizioni Borsellino studia per il concorso in magistratura che supera nel 1963. Da allora Borsellino fu un incorruttibile magistrato, sino a far parte del “pool antimafia” costituito dal giudice Antonino Caponnetto. Il pool era un gruppo di giudici istruttori che si sarebbero occupati esclusivamente dei reati di stampo mafioso che, lavorando in gruppo, avrebbero avuto una visione più chiara e completa del fenomeno mafioso e, di conseguenza, la possibilità di contrastarlo più efficacemente. L’dea di Caponnetto maturò anche in seguito a un’amara constatazione, legata ai numerosi PM uccisi dalla mafia.

 

 

Quando questi venivano uccisi, la pista e i risultati da essi conseguiti morivano con loro. Per questo era necessario un insieme di magistrati che, lavorando e cooperando tra loro, avrebbero conosciuto le informazioni e le intuizioni di un magistrato che veniva a mancare, potendo in questo modo riprendere il filo delle indagini annientato dalla violenza mafiosa. Caponnetto chiamò Borsellino a fare parte del pool insieme con Giovanni Falcone, Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta. Il pool lavorò duramente per processare e condannare molti esponenti mafiosi, e il maxiprocesso di Palermo (che Borsellino preparò insieme a Falcone sull’isola dell’Asinara) che si concluse 342 condanne, tra cui 19 ergastoli. Il maxiprocesso fu un colpo ferale alla cupola mafiosa, che in quel periodo al suo vertice aveva Totò Riina e i corleonesi, vincitori dell’ultima guerra di mafia.

 

Il 24 luglio circa 10.000 persone parteciparono ai suoi funerali privati (i familiari rifiutarono il rito di Stato; (la moglie, Agnese Borsellino, ha accusato il governo di non aver saputo proteggere il marito, e volle una cerimonia privata senza la presenza dei politici), celebrati nella Chiesa di Santa Maria Luisa di Marillac, disadorna e periferica, dove il giudice era solito partecipare alla Messa. L'orazione funebre fu compiuta da Antonino Caponnetto, il vecchio giudice che diresse l'ufficio di Falcone e Borsellino: «Caro Paolo, la lotta che hai sostenuto dovrà diventare e diventerà la lotta di ciascuno di noi».

 

Pochi i politici: il presidente Scalfaro, Francesco Cossiga, Gianfranco Fini, Claudio Martelli. Il funerale è commosso e composto, interrotto solo dagli applausi. Qualche giorno prima, i funerali dei cinque agenti di scorta si svolsero nella Cattedrale di Palermo, ma all'arrivo dei rappresentanti dello stato (compreso il neo Presidente della Repubblica Italiana, Oscar Luigi Scalfaro), una folla inferocita sfondò la barriera creata dai 4000 agenti chiamati per la gestione dell’ordine pubblico. La folla urlava "Fuori la mafia dallo stato". Il Presidente della Repubblica fu fatto uscire dalla Cattedrale con grosse difficoltà, e fu spintonato anche il capo della polizia. La salma è stata tumulata nel Cimitero di Santa Maria di Gesù a Palermo.

 

#vincenzomariadascanio  #vincenzomariadascanioautore #paoloborsellinoeroecivile #lottaallamafia

venerdì 14 gennaio 2022

Bettino Craxi, una parabola politica e umana sin troppo sottovalutata. Vincenzo M. D'Ascanio


 Ho appena visto il film su Bettino Craxi, e l’ho trovato davvero interessante. I film possono servire anche a questo, per riportare alla memoria personaggi quasi dimenticati, ma che sono stati di sicura importanza per la storia italiana. Craxi è ricordato essenzialmente per il periodo di tangentopoli, per le monetine che gli volavano addosso dinanzi all'hotel Raffael e per il famoso discorso alla Camera, quello della "corresponsabilità" di tutti i partiti nell'approfittare dei finanziamenti illeciti.

 

Tuttavia il discorso deve essere esteso, perché in questo modo è incompleto e non considera la caratura di un politico che, paragonato a quelli di oggi, può essere senza esagerazioni considerato un “gigante.” Craxi infatti è stato molto altro, con connotazioni positive e negative. In primo luogo, essendo cittadino e poi politico milanese, si è sempre speso per la costruzione di alloggi popolari in una metropoli di cui conosciamo la complessità, dando una gestione credibile all’organizzazione degli alloggi, mentre oggi la gestione delle case popolari, nel capoluogo lombardo, sembra essere nelle mani di organizzazioni oscure che lucrano su cose che naturalmente non gli appartengono. Ha continuato a farlo anche da parlamentare, promuovendo leggi sull'edilizia pubblica e attivandosi per coloro che vivevano ai margini.

 

A livello internazionale, sulla sponda occidentale, è stato colui che ha sposato con maggior convinzione la causa palestinese, inoltre, è stato un convinto terzomondista, chiedendo che il ricco occidente si occupasse di quei paesi che avevano dissanguato durante gli anni del colonialismo e dell'imperialismo economico.

 

Tuttavia come capita anche Craxi ha fatto degli errori o delle scelte non condivisibili, come l'aver cercato una stretta alleanza con la Democrazia Cristiana, in un periodo storico in cui la DC era il baluardo degli Stati Uniti in Italia (non è un caso, che proprio la DC si sfaldò in contemporanea con la caduta dell'Unione Sovietica e della Cortina di Ferro. Scritto più semplicemente, non era più necessaria al disegno imperialista dello zio Sam). Poi, certo, molti parlano dei fatti di Sigonella, ma dobbiamo ammettere senz’ombra di dubbio alcuno che quel PSI avesse smarrito o snaturato la sua missione originaria.

 

Il partito socialista di Craxi è dunque diventato l'ago della bilancia tra DC e PC a livello nazionale, e credo che proprio questo fatto, ovvero sentirsi il padrone incontrastato di un partito (Craxi al congresso di Rimini fu rieletto segretario con una maggioranza bulgara) e dell'Italia (in un periodo in cui il PCI subiva la sua alterazione storica, e la DC era indebolita da faide interne) abbiano creato in Craxi un sentimento di semi onnipotenza, che lo faceva sentire sopra la stessa legge, e con lui tutta la dirigenza del PSI, sino ad arrivare alle sue diramazioni periferiche.

 

Craxi è stato condannato due volte, per altro in contumacia. Non ha avuto il coraggio di farsi processare al contrario di Giulio Andreotti. Gli italiani hanno giustamente percepito questo fatto come un’ammissione di colpevolezza (che lui ha invece imputato sempre al sistema) e soprattutto come individuo che fuggiva dalle sue malefatte, come un qualsiasi ladruncolo di periferia. Naturalmente il fatto che i soldi fossero pubblici, ha innescato negli italiani un sentimento di rivalsa e forse anche di caccia alle streghe, considerando che oggi le malversazioni non sono terminate anzi, se consideriamo il caso della Lega, hanno assunto proporzioni grottesche, ma al popolo oggi non sembra importare, considerato che un noto evasore fiscale potrebbe essere considerato come il politico ideale per essere nominato Presidente della Repubblica.

 

A livello giuridico, piaccia o non piaccia, Craxi era un latitante. A mio avviso il giudizio dei giudici non è dogma, ma in un ordinamento giuridico non ci possono essere dubbi o retropensieri. Se fosse rimasto in Italia a discolparsi, forse sarebbe riuscito a dimostrare che "quei soldi" non erano destinati alle sue tasche, ma a rendere più forte il suo partito e sopratutto la sua corrente. I soldi sono sempre importanti, e in politica lo sono in maniera straordinaria, soprattutto in democrazie e società caotiche come la nostra, dove le uniche organizzazioni con delle regole certe restano le grandi organizzazioni criminali, dove chi manca di osservarle è immediatamente punito o riabilitato.

 

Anche se condannato forse non avrebbe visto carcere, considerato che si trattava di un uomo malato. Inoltre possiamo dire tutto, meno che le condanne per i tangentisti siano state particolarmente dure. Ciò che li fece tremare, era ritrovarsi dinanzi a delle responsabilità che mai avrebbero preventivato. Un mafioso mette in conto il carcere per qualche anno. Tuttavia quei politici, il cui sentimento di onnipotenza era spropositato, consideravano il carcere come una fornace infernale, un'onta che talvolta poteva essere lavata solo con la morte (in tanti, infatti, decisero drammaticamente di suicidarsi)

 

Infine, il famoso discorso della corresponsabilità. Non tutti i partiti erano "correi", e nel dire questo non mi riferisco soltanto al Partito Comunista, ma anche ai partiti postfascisti. Perché se devi corrompere qualcuno, corrompi chi si trova vicino al potere, non chi ne viene escluso perché considerato pericoloso dal sistema capitalistico o impresentabile, per ragioni storiche, sociali ed economiche. Ad ogni modo, forse è ancora presto per giudicare con completa chiarezza un'ondata che spazzò un intero sistema politico senza riuscire a sostituirlo con uomini e organizzazioni all’altezza.

 

Vincenzo Maria D’Ascanio

 

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giovedì 13 gennaio 2022

il caso pantani: la verità sulla morte di un campione. Di Vincenzo Maria D'Ascanio.


 (13 gennaio 1970) A Cesena nasce Marco Pantani, ciclista italiano diventato professionista dal 1992. È il secondo figlio di Ferdinando Pantani e di Tonina Belletti, venditrice di piadine nel lungomare di Cesenatico. Fino al 1978 abitò nella casa in via Saffi a Cesenatico, di proprietà dei nonni Sotero e Delia. Marco trascorre un'infanzia serena; i suoi studi non andarono benissimo ma nello sport era capace di dare tutto se stesso. Dopo essersi cimentato da giovanissimo nel mondo del calcio, ricevette in regalo una bicicletta dal nonno Sotero e capì immediatamente di essere portato per il ciclismo.

 

Si mise in luce soprattutto con le caratteristiche di “scalatore” al Giro d'Italia del 1994, giungendo secondo nella classifica finale. Nello stesso anno si classificò terzo al Tour de France. Tornò al Tour nel 1997, dopo alcuni pericolosi incidenti accaduti nel 1995 e nel 1996, giungendo terzo nella classifica finale. Nel 1998 vinse sia il Giro d'Italia che il Tour de France, oltre che numerose gare minori. È stato l'ultimo dei ciclisti (dopo Fausto Coppi, Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault, Stephen Roche e Miguel Indurain) ad aver vinto Giro d'Italia e Tour de France nello stesso anno.

 

Nel 1999 arriva la fatidica tappa di Madonna di Campiglio, che Pantani vince senza particolari problemi. Il ciclista di Cesenatico sta vincendo il giro d’Italia, Madonna di Campiglio è la terz’ultima tappa e il vantaggio sugli inseguitori è consistente (oltre i cinque minuti). La tappa del giorno successivo non sarà un problema, in passato Pantani l’ha già vinta e il percorso si sposa perfettamente con le sue caratteristiche di scalatore. In sostanza, ha la vittoria del giro in tasca.

 

Il giorno successivo, alle ore 10:10 locali, vengono pubblicati i risultati dei consueti controlli antidoping effettuati dai medici del giro. Il valore di ematocrito rilevato nel sangue di Pantani è del 51,8%, di poco superiore al margine di tolleranza dell'1% sul limite massimo consentito dai regolamenti, ovvero 50%. Nell'occasione, pur non risultando positivo a un controllo antidoping, Pantani fu escluso dalla Corsa "a scopo precauzionale" (come in uso dire al tempo): sulla base dei regolamenti sportivi da poco introdotti a tutela della salute dei corridori, avrebbe dovuto ripresentarsi dopo 15 giorni a Losanna per eseguire un controllo per verificare l'abbassamento dei livelli e avere il via libera a riprendere le corse.

 

Fu dunque escluso dal Giro d'Italia con l'accusa di aver assunto sostanze dopanti. Il 14 marzo 2016 viene diffusa da Premium Sport un'intercettazione di un detenuto vicino ad ambienti legati alle scommesse clandestine. Nell’intercettazione emerge che l’episodio di Madonna di campiglio sarebbe stato determinato da un intervento della Camorra. 

 

Il giorno successivo Premium Sport rende pubblica una nuova intercettazione, in cui Augusto La Torre, boss di Mondragone, confermerebbe il coinvolgimento della malavita nel caso Pantani, accusando l'alleanza di Secondigliano. Tutto questo era già stato anticipato da Renato Vallanzasca, ma nessuno gli prestò attenzione.

 

Lo stesso Vallanzasca aveva spedito una lettera alla madre di Pantani, dove affermava che era stato avvicinato da un detenuto che gli aveva sconsigliato di scommettere su Pantani, che in nessun caso avrebbe vinto il Giro d’Italia. Tra gli stessi corridori c’erano forti sospetti, perché il risultati di Pantani si sapevano già dalla sera antecedente. Tutti si rifiutarono d’indossare la Maglia Rosa alla ripartenza da Madonna di Campiglio, e il Giro fu finto da Ivan Gotti.

 

Nel 2016 la Procura della Repubblica di Forlì, che indagava sul caso, concluse che “un clan camorristico minacciò un medico per costringerlo ad alterare il test e far risultare Pantani fuori norma”, ma dovette richiedere l'archiviazione delle indagini a causa dell'intervenuta prescrizione dei reati. Purtroppo i chiarimenti sui fatti di Madonna di Campiglio, che scagionarono completamente pantani dall’accusa di essere un dopato, arrivarono quasi 12 anni dopo. Il 14 febbraio 2004 Marco, da qualche tempo affetto da una grave sindrome depressiva, fu trovato senza vita in un albergo di Rimini.

 

La sua figura ha ispirato diversi libri tra i quali “Un uomo in fuga.” La vera storia di Marco Pantani” (2004) di M. Ronchi e G. Josti e “Pantani. Un eroe tragico” (2005) di P. Bergonzi, D. Cassani e I. Zazzaroni; alla tragica vicenda dello sportivo è stato dedicato anche lo spettacolo teatrale Pantani (2012), diretto dal regista M. Martinelli, che ne ha compiutamente restituito la personalità orgogliosa e fragile. Nel 2014, in occasione del decennale della morte, il giornalista sportivo Pastonesi ha pubblicato il testo “Pantani era un dio”, in cui ricostruisce la storia del campione.

 

Vincenzo Maria D’Ascanio

 

 

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#marcopantani #camorra #renatovallanzasca.

 

mercoledì 12 gennaio 2022

"Vi spiego alcune cose." di Pablo Neruda.


 Queste poche righe sono il finale di una delle più belle (secondo me) poesie di Pablo Neruda. La scrisse dopo che il luogo in cui abitava in quel periodo (in Spagna, a Madrid) fu bombardato dalle forze aeree nazifasciste che appoggiavano il dittatore Franco che, come sappiamo, in seguito vinse la guerra civile. Le parti che si scontravano durante la guerra erano coloro che difendevano la repubblica legittimamente eletta (anche con diverse persone che arrivavano dall'estero, come le Brigate Internazionali) e coloro che, invece, volevano l'imposizione di uno dei regimi più beceri della storia. Neruda si rivolge direttamente al lettore.

 

Attraverso una finzione letteraria immagina che un fittizio ascoltatore, dopo aver letto la poesia, gli domandi: "Pablo, perché ci parli di queste cose? Dov'è finita l'impetuosità del mare e della natura, il silenzio nelle spiagge cilene, la sensualità e tutto l'ardore che sprigioni quando parli delle bellezze del pianeta? Perché non ci parli di tutto questo?

 

Allora Neruda, sempre nella finzione, si rivolge al suo immaginario interlocutore dicendogli: "Come posso scrivere della bellezza, dopo che ho visto scorrere il sangue dei bambini e di tutte le altre persone morte. In seguito, come rivolgendosi a una platea, ripete la drammatica frase "Venite a vedere il sangue per le strade," venite a vederlo e poi ditemi se avete ancora voglia di ascoltare altro, se avete voglia di sentire dei versi che parlano della bellezza."

 

Credo che, in questo caso, Neruda abbia scritto una delle più profonde poesie civili della storia della letteratura. Nei libri di storia noi possiamo leggere dei numeri, dei fatti, delle statistiche, questa è la funzione della storia. Tuttavia, scrittori, poeti, pittori e tutti gli artisti in generale, sono in grado di farci accompagnarci all'interno della storia, di farcela sentire nelle vene, di farci indignare davvero per le innumerevoli ingiustizie, perché così anche noi saremmo idealmente trasportati su quelle strade, dove potremmo vedere scorrere il sangue. dove vedremmo la distruzione, madri e padri che piangono i loro figli. A mio parere è la più importante funzione di uno scrittore, di un poeta: quella di espandere la nostra coscienza, di farci comprendere davvero...

 

"Generali

Traditori:

Guardate la mia casa morta,

Guardata la Spagna spezzata:

Però da ogni casa morta

esce metallo ardente

Invece di fiori,

Da ogni foro della Spagna

La Spagna viene fuori,

Da ogni bambino morto vien fuori un fucile con occhi,

Da ogni crimine nascono proiettili

Che un giorno troveranno il bersaglio

Del vostro cuore.

Chiederete: perché la tua poesia

Non ci parla del sogno, delle foglie,

Dei grandi vulcani del paese dove sei nato?

Venite a vedere il sangue per le strade,

Venite a vedere

Il sangue per le strade,

Venite a vedere il sangue

Per le strade!"

 

(Pablo Neruda, dalla poesia "spiego alcune cose")

 

#vincenzomariadascanio (scusate se ho cambiato l'immagine, ma la precedente poteva essere intesa in modo sbagliato, e in face book non sono di certo i fraintendimenti a mancare, essendo la comunicazione "mediata"...

venerdì 7 gennaio 2022

"I ricordi di mia madre." Di Vincenzo Maria D'Ascanio.


 "I ricordi di mia madre."

Di Vincenzo Maria D'Ascanio.

 

Macchine da scrivere, fogli e calcoli,

cene, sorelle, funzioni pomeridiane,

marito al lavoro sino a sera,

figli sempre più vitali e dispotici.

Medicine amare, dolci e regali,

scarpe, rosari, gioie e dolori

ogni elemento si compatta, costante,

in questa nuova luce pomeridiana.

 

Ecco dunque il camino, il fuoco ti calma,

e la mente ritorna a giorni lontani,

quando eri una bambina scalza

e tutto sorrideva senza compromessi.

Eccoti piccola nella polvere serale

tra i visi semplici del tuo vicinato,

gli uomini seri, cantano in limba,

le donne, sagge, discutono calme.

 

Ora sei accanto a tua madre

stoica cammina tra l’erba umida,

rivedi la moribonda strada campestre,

le zappe, le vigne tinteggiate di rosso.

Eccola dunque l’Estate, e tuo padre,

che scende dal carro nella calma serale,

pelle scura e fucile sulle spalle,

un rosa velato si stende sulla valle.

Ripensi ai balli, alle feste paesane,

colori accecanti, ma sempre più lontani,

visi d’amiche che hai ritrovato

e gli occhi azzurri dell’uomo amato.

Passeggi silenziosa per nuove strade

e un vento pacato ti scuote le spalle,

ricordi i secondi dei nostri primi giorni,

quando ho camminato, la prima volta che ho parlato.

Eccoti magicamente in braccio a tua madre

dinanzi all’ampio camino di un tempo,

vedi passare tuo padre, gli vorresti parlare,

ma lui ti sorride e scompare di nuovo...

#vincenzomariadascanio #vincenzomariadascanioautore #amorematerno #iricordidimiamadre

Quando la giornata promette bene. Di Vincenzo Maria D'Ascanio.

  Stamattina, come accade ogni domenica mattina in cui mi trovo a Cagliari, sono andato alla stazione per la colazione. È una mia vecchia ab...